SexMeandPoetry

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martedì 25 settembre 2012

Dulces espanoles

Ed ecco un altra sfiziosa ricettina da poter preparare a poco prezzo e con un grande figurone a casa vostra: I Churros.
Dolci tipici spagnoli formati da una pastella semplicissima di acqua, zucchero, burro, farina e uova, amati dagli spagnoli per la prima colazione accompagnati da una crema o della cioccolata dove poterli intingere.
A voi la ricetta e buon appettito!

 Churros




Tempo preparazione e cottura: 30 min ca.

Ingredienti Churros con Dulce de Leche per 4 persone:
  • 100 gr di zucchero
  • 200 ml di acqua
  • 120 gr di burro
  • 135 di farina
  • 2 uova
  • olio per friggere
  • cannella qb
  • dulche de leche qb
Procedimento ricetta Churros con Dulce de Leche di Benedetta Parodi
  1. Sciogliere lo zucchero in un pentolino con acqua e burro.
  2. Aggiungere la farina e far addensare bene.
  3. Una volta addensato, lasciare raffreddare il composto in un recipiente.
  4. Aggiungere le uova al composto freddo e impastare bene.
  5. Trasferire il composto in una sac-a-poche o utilizzare direttamente un sacchetto per freezer, tagliandone un angolo inferiore.
  6. Spremere l'impasto direttamente nell'olio bollente, tagliandolo al volo con un coltello per separare i churros tra loro.
  7. Appena fritti, passare i churros in zucchero e cannella.
  8. Servire accompagnati da dulche de leche.
                                                                                                                                                                                   

lunedì 24 settembre 2012

Lo scrittore

Lo scrittore scrive spinto da un demone invisibile, che si manifesta nei giorni pieni di malinconia, rabbia, tristezza e insoddisfazione.
Solo un animo tormentato scrive al meglio, la felicità non permette di produrre gli scritti migliori, anzi li limita, è la causa del cosìdetto blocco dello scrittore.
Lo scrittore scrive spinto dalla fantasia, da un pensiero posato per pochi secondi sulle tempie stanche, lo scrittore scrive spinto dai motti del cuore, dalle farfalle allo stomaco, dai denti stretti, dalla pelle d'oca, dalle notti insonni e vuote di sorrisi.
Lo scrittore scrive nei giorni uggiosi, silenziosi, poco trafficati, quei giorni a base di the caldo, caffè, cioccolata e biscotti, coperte, fuoco e solitudine.
Lo scrittore scrive quando il bisogno diventa impellente come l'acqua, la sete di una penna ed un foglio di carta lo perseguita come il desiderio di una dose per un eroinomane.
                                                                                             
Lo scrittore è un tossicodipendente da inchiostro e carta.

Falsi d'attore

A quale gioco osi dilettarti sconosciuto?
Mi conosci senza presentazioni, ma mi tieni li ferma in attesa senza risposte, senza conferme.
Ti mostri ingenuo, semplice, il Re dell'umilta' ma sei uomo, sei cattivo.
Hai piani perfidi gia' prima che tua madre ti mettesse al mondo.
Sei ambiguo, la tua natura lo è stata fino alla tua consacrazione sessuale.
L'uomo non è uomo fino a quel giorno, o forse non lo è mai finchè non si china a raccogliere un cuore ferito, un bocciolo.
Sei scaltro, i tuoi occhi sono ladri silenziosi di anime, di pensieri, di tormenti, di legami invisibili, di catene pesanti.
Non ci sono vincite al termine di questo gioco, ma solo fallimenti, lamenti, sensi di colpa.
Sei una rondine che si è attardata in una primavera calda ed umida, una rondine senza più senso d'orientamento.
Lasciami andare, perdimi nello cyberspazio.
Poni fine ai nostri falsi tormenti.
Comincia ad essere uomo.

giovedì 20 settembre 2012

Alle madri, le creature più forti del mondo

In te sono stato l'albume, uovo, pesce, le ere sconfinate della terra, ho attraversato la tua placenta, fuori di te sono contato a giorni. In te sono passato da cellula a scheletro un milione di volte e mi sono ingrandito, fuori di te l'accrescimento è stato immensamente meno.

Sono sgusciato dalla tua pienezza senza lasciarti vuota perchè il vuoto l'ho portato con me.
Sono venuto nudo; mi hai coperto, così ho imparato nudità e pudore, il latte e la sua assenza.

Mi hai messo in bocca tutte le parole a cucchiaini, tranne una: mamma. Quella l'inventa il figlio sbattendo le due labbra, quella l'insegna il figlio.
Da te ho preso le voci del mio luogo, le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri, da te ho ascoltato il primo libro dietro la febbre della scarlattina.

Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze, a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco, a finire le parole crociate, ti ho versato il vino e ho macchiato la tavola, non ti ho messo un nipote sulle gambe non ti ho fatto bussare a una prigione, non ancora, da te ho imparato il lutto e l'ora di finirlo, a tuo padre somiglio, a tuo fratello.
 Non sono stato figlio.

Da te ho preso gli occhi chiari con il loro peso, a te ho nascosto tutto.
Ho promesso di bruciare il tuo corpo di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco fratello del vulcano che ci orientava nel sonno. Ti spargerò nell'aria dopo l'acquazzone, all'ora dell'arcobaleno che ti faceva spalancare gli occhi.
Erri De Luca

martedì 18 settembre 2012

Secondo stato d'animo

Oggi la rabbia è tanta, troppa.
Rischia di sfociare in aggressivita', maleducazione, violenza. 
Non ci sono parole così forti che possano sedare i demoni che sento dentro lo stomaco; i demoni delle delusioni, degli sforzi nulli, della buona volonta' derisa e calpestata. 
Sentirsi usate ti schiaccia, ti soffoca l'anima, per una donna è insopportabile questa sensazione. 
E' come sentirsi usate sessualmente, ma in questo caso anche la donna ha le sue colpe, invece quando c'è solo del buono nelle intenzioni, essere sfruttate è umiliante, è vergogna. 
Le illusioni ti dicono solo che sei una sciocca a credere nel finto buono che ostenta la gente, perchè il mondo e le persone sono false quando hanno interessi economici. 
Noi esseri sensibili crediamo a tutti e a tutto, vediamo il buono anche quando non c'è.
Saremo sempre schiacciate dal maschilismo, credo che ancora le donne siano considerate inferiori, nessuna società crede in una donna, oppure siamo noi soli la societa' troglodita e bigotta?
Si lo siamo eccome. 
Una societa' di dirigenti puttanieri e maschilisti che non vedono l'ora di fotterti.

sabato 15 settembre 2012

Quello che non sara'......ma resta.

"Chissà dove vanno a finire le ipotesi d'amore. Sai quegli inizi che non hanno svolgimento. Quei timidi voli della fantasia rivolti ad una persona che poi finiscono in nulla. Che non sono diventate storie ma avrebbero potuto. La vita ogni tanto lo fa. Ti piazza davanti uno sguardo e non lo dimentichi più, anche se guarderà altrove."
(Paola Felice)

Voglio più tempo

15 settembre, l'estate pare non voler andare via. Il cielo alterna sole, nuvole e pioggia e tutti questi elementi arrivano in base alla velocita' o meglio alla volontà di Eolo, il Dio del vento.
Ci si sveglia, aiutandosi con un caffè ad affrontare 24 ore di vita, 24 di un altro giorno qualunque che scorre ognuno con le sue gioie e i suoi dolori per qualcuno. Mi chiedo perchè mai qualcuno abbia deciso che i giorni debbano essere di 24 ore!? Ci sono giorni che ho bisogno di piu' tempo,  bisogno di fare e strafare anche quando tutti dicono che si deve dormire. Notti che appena tocco il cuscino l'adrenalina sale e vorrei poter fare quello che di giorno non mi è riuscito; forse in fondo qualcuno di noi appartiene di piu' alla notte involontariamente, di notte c'è silenzio e i pensieri affluiscono meglio al cervello ed anche al cuore. Le emozioni sono piu' intense, piu' vivibili, di notte qualcuno diventa quello che non puo' essere di giorno.
Il buio nasconde l'umiliazione, la vergogna, i pensieri perversi, gli sguardi ladri, i traditori, i fuggiaschi, la sessualita' non accetta.
Siamo tutti vampiri che cercano in qualcosa di segreto il sangue che dia vita ai veri noi stessi.